Presentazione, non ti temo!

E’ il momento: hai lavorato tantissimo sul tuo progetto e sei certo/a sia vincente. L’ultimo step è presentarlo al tuo capo, o al consiglio d’amministrazione o al Cliente, quello esigente e antipatico che non ti fa sentire a tuo agio.

Ce la farai! Devi farcela! Del resto, perché non dovresti?

La realtà è che il rischio che corri è che la strizza ti blocchi, un momento di panico mandi tutto all’aria, la deglutizione diventi faticosa e la sudorazione salga ai massimi livelli rendendoti impossibile l’essere credibile davanti ad una platea.

Sapevi che le persone trascorrono un’enorme fetta di tempo delle proprie esistenze a preoccuparsi di cose che poi non si verificano neanche? Mentre solo 8% delle preoccupazioni hanno un fondamento di realtà. Decisamente un inutile spreco di risorse, tempo ed energie. Ma non fare quella faccia tra l’ indignato e il compassionevole, sarà successo di certo anche a te: è esattamente il principio deleterio che sta alla base dell’ansia moderna.

Al netto di tutto questo, e considerato che, se qualcosa dovrà andar male lo farà, verosimilmente, intanto prendi delle precauzioni.

Andiamoci piano, tanto per cominciare che tipo di presentazione è? One to one o di fronte ad un pubblico vasto? E’ previsto ci sia uno schermo per presentare delle slide? Allora chi illustra il piano deve essere uno show man/woman in grado di rendere tutto interessante, dinamico e laddove richiesto, interattivo.

Mai sostare davanti al display o lo schermo e possibilmente, evitare di porre qualcosa, sia anche una scrivania, tra sé e l’audience.

Dare un senso di lontananza e distacco tra chi parla e chi ascolta non è certo un buon presupposto.

Tra il piano bistrot e il piano cinema, decisamente meglio il primo.

Terminologia smart, didascalie e slide chiare e in grado di fornire solo un supporto per punti schematizzati al discorso verbale. Se chi sta seguendo la presentazione deve concentrarsi sulla lettura delle slide sarà poco attento a quello che il relatore dice; quindi testi brevissimi: dei titoletti per lo più, e una fluida spiegazione dei contenuti resa verbalmente, guardando sempre dritto negli occhi il proprio interlocutore.

Far sentire l’ascoltatore qualcosa in piu che un passivo timpano al quale far giungere le informazioni è cosa buona e giusta: coinvolgilo. Racconta episodi che li possano fare immedesimare, cita case history e situazioni che diano la misura concreta di quello che sostieni; tieni un tono musicale e gesticola (ma non troppo) in loro favore. Guarda tutti e nessuno!

Fissa sin da subito il tuo obiettivo: sicuramente se sei lì devi convincere qualcuno che hai un’idea e che è quella giusta. Quindi analizza il tuo target, le circostanze, il messaggio e i canali che hai a disposizione: prepara una vera e propria strategia e poi via, dritto fino al centro della questione. Alle brutte cosa vuoi succeda? Buona fortuna e no panic!

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