Quando l’obiettivo unisce

IO RESTO A CASA!

L’obiettivo è comune e il messaggio positivo di cui in tanti si stanno facendo promotori (dai liberi cittadini ai cosiddetti influencers -di consumi e abitudini-, dagli organi istituzionali alle associazioni) potrebbe tradursi in benefici che vanno oltre l’immediato. Se il modello funziona, perché fare squadra solo in piena emergenza?

Si fa fronte comune tra istituzioni e società civile per affrontare una crisi e, improvvisamente, ci si scopre italiani. Un po’ come capita davanti ai Mondiali, seguendo le Olimpiadi, se agli Oscar premiano un connazionale o commuovendoci se all’Estero, su uno scaffale di un market, ci imbattiamo in una confezione di pasta Barilla (si sa che “dove c’è Barilla c’è casa”).

In questi giorni siamo idealmente insieme, sembriamo atipicamente uniti: senza creare ostacoli -a parte qualche episodio di folli incoscienti e antagonisti di professione-, per la prima volta da –bhu!-…decenni?

E se succedesse davvero? Se veramente le nostre abitudini cambiassero definitivamente e imparassimo a formare un unico coro identitario e solidale, magari non solo quando siamo messi alle strette? Se, improvvisamente, ci fermassimo a fare il punto e, programmassimo qualcosa di cui possiamo beneficiare per il futuro? Per il medio e lungo periodo, s’intende.

 Utopia? Naaaa…strategia! Con un’infinità di possibili declinazioni oltretutto, a partire dalla rimodulazione dei propri business, la costituzione di un nuovo target con caratteristiche che, fino a questo momento, non erano neanche considerate.

E adesso abbiamo la dimostrazione che è fattibile. E’ realmente la prima volta che accade nella storia recente del nostro Paese, da che io abbia memoria, che affrontiamo un problema serio insieme senza aggirarlo o sfuggire come qualcuno ci adita spesso di fare, ma prendendolo di petto (non che ci siano grandi alternative).

 Abbiamo maturato esperienze all’estero sufficienti da aver molto chiari sia quali siano gli stereotipi che abbiamo appiccicati addosso, che quale romantica idea si possa avere di noi: un’idea che noi stessi scopriamo spesso solo quando siamo lontani da casa. Lì ci ritroviamo famiglia: quando siamo distanti ci cerchiamo e aggreghiamo unendoci sotto i nostri simboli e persino ad un metallaro doc, le voci di Albano e Romina improvvisamente sembrano quelle di una coppia di zii che mandano messaggi di calore familiare. Dentro i confini nazionali è di solito più complesso e raro … o almeno lo è stato fino ad oggi.

La reclame (questa è una chicca/omaggio alle nonne!) della L’Oreal recita: “Perché io valgo” e noi di valore ne abbiamo da vendere e non solo per la filiera agroalimentare Made in Italy o la moda nostrana.

La nostra sanità è semplicemente tra le migliori al Mondo sebbene sia stata oggetto di tagli a dir poco vergognosi nell’ultimo decennio. I nostri sanitari sono combattenti che vincono nonostante battaglino quotidianamente con la mala gestione del comparto prima ancora che con le malattie: e sono vincitori!

Non siamo pizza, mandolino, mafia e bunga bunga. Siamo il Paese del coraggio e della determinazione, quello delle teste dure che si contrastano le une con le altre fino all’esaurimento ma che, quando il gioco si fa duro, sanno compattarsi e dare il meglio di sé. Da Milano a Salerno, da Trento a Bari, da Nuoro a Messina, quello che ci unisce è lo spirito di adattamento e, se Darwin non aveva torto (e non ne aveva) è quello che ci garantisce la sopravvivenza anche in condizioni sfavorevoli.

Noi sto Covid comesichiamalui lo sconfiggeremo e dalle difficili situazioni economiche che si stanno per verificare usciremo a testa alta perché ci sappiamo arrangiare, le complessità non ci spaventano e non è la prima né l’ultima volta che siamo messi alla prova.

Siamo un Paese grande e un Grande Paese (“Cinghiale!”).

E, per dirla alla Hugh Grant nei panni del Primo Ministro britannico in Love Actually, siamo la Patria di Leonardo, di Dante, di Mastroianni e della Loren, del Parmigiano e di Pavarotti…di Pinocchio. Del destro di Roberto Baggio e anche del sinistro di Roberto Baggio. E visto che i prepotenti capiscono solo le maniere forti e questo virus qua vuole fare il prepotente con noi, gli renderemo pan per focaccia e i nostri figli saranno fieri di leggere sui libri di storia di quando i loro genitori lo hanno preso sonoramente a calci nel sedere.

Ma adesso vi starete chiedendo: che c’entra con la comunicazione tutto questo?

C’entra eccome! Questo post è tutto un macroscopico cocktail di esaltazione di valori di un brand (Italia), storytelling, e adv. Non ci avevate badato, vero? Allora siamo stati bravi. Bravi e sinceri perché in tutto quello che vi abbiamo detto, ci crediamo fortemente.

Ce la faremo!

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